P.I.P.P.I. – Nuovi metodi di supporto alle famiglie

P.I.P.P.I.

NUOVI METODI DI SUPPORTO ALLE FAMIGLIE

 

Nel giugno 2017 un gruppo di 5 educatori delle cooperative Gli Altri( Colette Valentini, Francesca Natali, Jacopo Saraniti Pettinato), Pantagruel (Laura Bacci) e Arkè (Irene del Tongo) hanno preso parte alla formazione legata a P.I.P.P.I. (Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione). Perché P.I.P.P.I.? “Pippi Calzelunghe è una figura metaforica che rappresenta le potenzialità inesauribili dei bambini e delle loro capacità di resilienza e allo stesso tempo la capacità di noi adulti di vedere dritte le cose storte” (Quaderno di P.I.P.P.I., pag. 1).

 

Rappresenta la possibilità di ogni famiglia di tirare fuori le proprie potenzialità intrinseche in momenti di crisi, in cui è maggiormente vulnerabile e incapace di rispondere adeguatamente ai bisogni dei bambini. Esso nasce dallo studio e dall’unione tra L’Università degli Studi di Padova e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dal quale è scaturito un nuovo metodo di lavoro di equipe tra varie figure professionali (educatori, psicologi, assistenti sociali, insegnanti, medici…) con l’obbiettivo di ridurre il rischio di allontanamento familiare dei bambini dal nucleo d’origine, facendo forza sulle risorse della famiglia stessa, che non è più vista come un elemento da “correggere” ma come fonte centrale della propria ripresa. Il metodo prevede che la famiglia possa essere, attraverso l’uso degli strumenti dati dal programma, parte attiva dell’equipe di lavoro e in essa saper riconoscere i propri punti deboli e i punti di forza. Sulla base di questi verrà creata una progettazione a breve termine che dia elementi concreti su cui sviluppare un progetto che è unico per ogni famiglia e del quale si possano misurare i risultati ottenuti, i quali sono costantemente monitorati e condivisi sia dall’equipe che su una piattaforma on line in cui i dati sono analizzati direttamente sia dall’Università di Padova che dal Ministero. 

 

L’educatore domiciliare ha un ruolo centrale all’interno di questo contesto educativo, in quanto rappresenta la figura che con regolarità è in contatto con la famiglia e con essa instaura le relazioni necessarie al confronto e allo sviluppo delle risorse presenti. E’ fondamentale accompagnare i genitori e i figli nella conoscenza reciproca e nel migliorare la loro relazione all’interno del proprio contesto di vita (familiare e sociale) in modo da creare legami positivi che aiutino i genitori a supportare i bisogni dei bambini e migliorare la loro relazione educativa con essi.

 

L’educatore pertanto si occupa di accompagnare il bambino a sviluppare le proprie capacità nelle diverse aree della crescita, di supportare chi si prende cura di lui nel rinforzare o apprendere le competenze per aiutarlo a crescere positivamente, di accompagnare il bambino e il genitore ad integrarsi in maniera positiva nell’ambiente sociale di appartenenza. Per fare questo sono stati sperimentati nuovi metodi di lavoro.

 

La figura dell’educatore a scuola nasce dal confronto con le insegnanti delle classi dei bambini inseriti nel programma; da questo confronto sono emerse le criticità all’interno del gruppo classe su cui poi sono stati sviluppati progetti educativi ad hoc. I gruppi genitori-bambini nascono invece dall’esigenza di creare percorsi educativi in parallelo tra bambini e adulti in cui ognuno, attraverso il confronto tra pari,  possa sviluppare e prendere consapevolezza delle proprie capacità sia nella relazione familiare che nella propria sfera emotiva. I gruppi dei bambini sono stati condotti da educatrici (Laura Bacci, Francesca Natali, Colette Valentini) mentre i gruppi dei genitori da un educatore e una psicologa (Leandro Bartoletti e Luisa Bonafede) e hanno permesso momenti importanti di condivisione e confronto. 

 

Le educatrici

Francesca Natali e Colette Valentini