Le Nostre Storie di Altri Tempi – Mara

Introduzione

Grazie alla preziosa collaborazione delle Operatrici e naturalmente degli Utenti del Servizio di Assistenza Domiciliare abbiamo avuto la possibilità di condividere con tutti voi frammenti di vita trascorsa, racconti fatti di momenti storici unici, di ricordi, di sorrisi e di nostalgia che ogni giorno riescono ad arricchiscono il nostro lavoro.

Le operatrici del nostro Servizio hanno raccolto con cura ed entusiasmo storie e aneddoti con l’intento di lasciare una traccia tangibile di un passato che può sicuramente impreziosire il nostro presente…

Dai Ricordi di Mara D. (nata il 01/11/1926)

Diciottenne ai tempi della seconda guerra mondiale

Daghini Mara - Abito Cerimonia

Daghini Mara in un abito da lei confezionato, in occasione del matrimonio di una amica

Ricordo tutto di quel periodo, i bombardamenti, i rifugi pieni di cimici e pidocchi, lo sfollamento a Rocca di Cave, dove per tutto l’inverno si dormì in un fienile…”

I ricordi di Mara diventano fiumi di parole, piene di passione e racconta di sé, dei genitori e della vita che ha avuto.
Il primo ricordo che i suoi pensieri evocano riguarda il padre: al tempo lavorava allo stabilimento di armamenti “Bombrini Parodi Delfino” di Colleferro.
Una delle figlie di Parodi, aveva sposato il figlio di un nobile decaduto, che, incurante della decadenza, aveva la pretesa di far pesare a tutti il suo rango.
Un giorno si rivolse al padre di Mara, mentre era intento nel proprio lavoro, e con fare altezzoso gli rivolse la tipica domanda, gonfia di spocchia…”Lo sai chi sono io?” ed il padre di Mara, per nulla intimorito gli rispose
“…
Un cristiano come me!” mettendolo definitivamente a tacere.

Mara ricorda il padre come uomo sempre allegro e dalla battuta pronta, dedito al lavoro ed alla famiglia.
Ricorda bene anche la madre, donna forte e determinata, molto bella ed elegante; di lei Mara rammenta la grande capacità di fronteggiare le avversità di quel tempo ed ammette, sottolineando senza vergogna, che fece anche contrabbando di sale e fiammiferi, del resto “ con la tessera di Mussolini non restava che fare la fame e patire il freddo”.

La famiglia si trasferì a Colleferro quando Mara aveva portato a termine la terza elementare e qui il padre iniziò a lavorare nella famosa fabbrica di armamenti, al reparto ‘caricamento’ dove si producevano le cartucce per le mitragliatrici.

Mara continua dicendo “…e da qui passavano al ‘fulminato’, dove si faceva la polvere da sparo”

All’età di 16 anni venne assunta nello stesso stabilimento del padre e trasferita subito in amministrazione per la sua calligrafia, bella, precisa e quindi preziosa per la redazione dei verbali, che allora erano scritti tutti a mano.

In seguito, sempre grazie alla sua precisione, fu spostata al reparto per il controllo ai microscopi della cottura dei metalli.

Mara racconta di come si sentisse quasi oppressa dall’enorme responsabilità di tale ruolo ed, allo stesso tempo, ricorda, con fierezza, di come le venisse in continuazione ribadito che le sue misurazioni erano sempre quelle più esatte.

In quello stabilimento il padre ebbe un grave incidente in seguito allo scoppio di una macchina: si ustionò parte del volto e perse l’uso di un occhio. Ma sicuramente non si perse d’animo!

Quando, dopo la guerra, fu rimessa in funzione la ferrovia, lasciarono Colleferro e si trasferirono in Toscana.

I genitori di Mara avrebbero voluto che lei studiasse, che si laureasse ma a lei piaceva vestire elegante e tenersi bene; si iscrisse, allora, alla scuola di taglio e cucito, diplomandosi Maestra Stilista (in una delle foto Mara indossa un completo confezionato da lei, in occasione del matrimonio di una cara amica)

Daghini Mara su sci

Per diversi anni lavorò come sarta, fino a riuscire ad aprire un laboratorio di ricami per biancheria a Casalguidi.

Faceva arrivare le stoffe dai grandi produttori tessili e poi “le cinquanta lavoranti a domicilio, le trasformavano in elementi da corredo”.

Due volte al mese Mara andava in treno a Roma per vendere i prodotti del suo laboratorio.

Portavo con me due grosse valige cariche di corredi e a quel tempo non c’erano i trolley, pertanto, in stazione, mi facevo aiutare dal facchino.”

E ancora…”Il treno era guidato da un locomotore a vapore e per arrivare a destinazione ci metteva un’eternità, ma si affrontava tutto, con la felicità e l’orgoglio che mi donava il mio lavoro e la bellezza dei ricami”

Durante la sua vita è sempre stata una persona molto attiva, amante dello sport e dei viaggi. Da giovane si cimentò nella pallacanestro, ma poi, siccome il padre non gradiva le trasferte, smise senza certo perdersi d’animo e praticò per anni lo sci alpino, recandosi regolarmente all’Abetone, durante la stagione invernale.

Mara parla con orgoglio anche del tanto volontariato che ha fatto durante tutta la sua vita.

A Casalguidi iniziò a frequentare il circolo ACLI, ne divenne segretaria ed, in seguito, vice delegata provinciale delle ACLI. Per poter ricoprire tale carica, fu invitata a frequentare un corso a Forte dei Marmi, trovandosi perfettamente a suo agio in quell’atmosfera così elegante e mondana.

Divenne poi segretaria della DC di Casalguidi, conobbe Fanfani e fu ricevuta in udienza dal Papa di allora.

Conobbe anche Bartali ed i suoi gregari quando si allenavano sul San Baronto, arrivando sino all’Abetone

Ritornando al sua passione per l’eleganza e il tenersi bene, ci rivela che per ben trent’anni ha portato i capelli biondi, “Andavo dalla parrucchiera più rinomata di Pistoia!”

Poi una serie di lutti ravvicinati segnarono nella vita di Mara una linea di confine tra i “Bei tempi che furono…” e per scelta smise di tingersi i capelli.

A noi non resta che ringraziare la nostra Mara e prendere esempio dalla sua determinazione e la sua tenacia!

Operatrice che ha raccolto la testimonianza “Sabrina Amadori”.