Le Nostre Storie di Altri Tempi – Annamaria

Pochi giorni fa la sig.ra Cambi Annamaria ha donato alle operatrici del Servizio di Assistenza Domiciliare una lettera scritta da lei, un racconto toccante dove ha voluto ripercorrere alcuni momenti della sua vita.

Grazie al suo gesto è riuscita a regalarci un toccante viaggio dentro ricordi, gioie e dolori che attraverso le sue parole abbiamo potuto condividere con lei.

Noi ci siamo limitati a trascrivere quello che abbiamo ricevuto e non ci resta che augurarvi una buona lettura…

Mi chiamo Annamaria Cambi e sono nata il 24/12/1940 a Pistoia da Luigino Cambi e Ciani Vienna che aveva sei fratelli e veniva dalla campagna.

I miei genitori in tempo di guerra, andavano dentro un rifugio insieme ad altre persone che certe volte uscivano per andare a lavoro o a cercare dei viveri per sopravvivere alle avversità di tutti i giorni.

Passarono così anni duri, poi finalmente la guerra finì.

Le persone tornarono alle loro case, ma molte case erano state distrutte dai bombardamenti e la città era piena di macerie. Io per le paure avute ebbi l’itterizia e stessi per morire. Un medico disse ai miei genitori di farmi ingoiare un pidocchio vivo. Mia madre trovò facilmente il pidocchio (da una bimba vicina di casa) lo mise in acino d’uva e me lo fece ingoiare. I miei genitori mi vegliarono una notte finché non riaprii gli occhi e la febbre scese, ero salva grazie all’amore dei miei genitori…

Intanto nel dopo guerra le persone morirono e andavano nei sanatori e c’erano tanti bambini orfani che accompagnati dalle suore, con enormi ceste di vimini chiedevano e tutti davano quello che potevano, certe volte anche dei soldi. Quello che era più triste erano le “vesti nere “e i volti dei bambini senza un sorriso. La “veste nera” era quasi una divisa di estrema povertà, sia psicologica che fisica.

Mia madre diceva che la gente era così magra che “oltre a cascargli i vestiti gli cascavano anche le budella”…

Arrivò il giorno della mia prima Comunione, mia madre comprò dell’organza e mi fece il vestito, poi una coroncina e del velo da mettere come le spose!

Ma la cosa più bella erano le scarpe bianche di due misure più grandi che mi dovevano durare almeno due anni!

Annamaria Cambi - Comunione

Si fece festa, vennero i miei cugini e gli amici di mio padre con i figli, si mangiò biscotti e dolci fatti in casa e bevemmo latte e cioccolato e tanti chicchi. ….

Ricevetti dei piccoli regali e una bambola meravigliosa, con la testa di coccio, gli occhi celesti che si muovevano, i capelli biondi di canapa e un cappellino di paglia. La tengo ancora oggi!

Mia madre invece, mi aveva sempre fatto delle bambole di cencio con dei capelli di lana che mi davano tanto calore e tanta felicità e soprattutto tanto amore.

Gli anni passavano, la città venne venne riscostruita e così le persone che vivevano nelle baracche di latta e cartone (causa la guerra) tornarono nelle case ed ebbero più serenità e di li a poco anche lavoro (per tutti).

Mio padre aveva trovato lavoro e mia madre ricamava per fuori casa, così poterono comprarsi tante piccole cose e vestiario nuovo e con il tempo e tanti sacrifici e volontà anche una casa tutta loro.

Io intanto aiutavo mia madre a ricamare e inoltre facevo l’infermiera da un dentista.

La vita era tornata normale, come si suol dire “la quiete dopo la tempesta”…

Io ero diventata una signorinella e un giorno conobbi un ragazzo che col tempo diventò mio marito. Dal nostro matrimonio nacquero i miei adorati. Figli. Mio marito aveva iniziato a lavorare Prato e con i soldi guadagnati ci facemmo una casa al mare.

La felicità purtroppo durò poco, sfortunatamente mio padre morì in un incidente, questo fu un grande dolore per tutti…

Dopo sette anni mio marito si ammalò. Per questo motivo la nostra felicità e serenità venne meno, furono anni difficili…

Arrivai per il bene dei miei figli e di me stessa a separarmi da mio marito. Rimasi così con mia madre malata e i miei due figli di 15 e 18 anni. Avevo tanta tristezza e insicurezza, piangevo spesso, ma riuscii con tanto impegno a mettere su un’attività artigiana di ricami su maglioni per maglifici. Questo mi permise di mantenere la mia famiglia e di fare anche piccole gite.

Dopo sei anni venne la crisi, i maglioni ricamati non andavano più di moda, i maglifici chiusero ed io mi ritrovai un’altra volta a terra.

Nel frattempo era morta la mia dolce mamma, per sopravvivere affittai il suo appartamento ad una piccola famiglia. Poi finalmente ritrovai lavoro da una signora con gravi problemi di salute, al poveretta aveva bisogno di sostegno morale e fisico.

La figlia mi dette le chiavi dell’appartamento e si raccomandò di curare sua madre, io rimasi sorpresa da tanta fiducia…non ero mai entrata in casa di altri e non avevo mai avuto una così grande responsabilità.

Eppure dopo tanti dubbi accettai e in un mese, non solo avevo gestito perfettamente la casa, ma la signora era guarita sia moralmente che fisicamente.

Questo mi fece piacere e mi permise di entrare “nel mondo delle badanti”, così per tanti anni ho contribuito a curare gli ammalati.

Intanto i miei due figli mi hanno fatto il dono più grande: quello di diventare nonna di due splendidi bambini, un maschietto e una femminuccia.

Nel corso degli anni ho fatto volontariato in diverse strutture per restituire l’amore, la fiducia e la volontà di sopravvivere a persone sole e bisognose.

Ora sono malata, ho il cuore debole, vado ad ossigeno e come se non bastasse sono costretta a portare il busto per due vertebre schiacciate.

Quando realizzai le mie condizioni di salute mi chiusi in me stessa, mi sentivo una nullità, poi la mia caparbietà e la mia volontà mi spinsero a lottare per la vita.

Vengo aiutata dalle ragazze della “Cooperativa Gli Altri” e vado due volte la settimana per due ore in un centro ricreativo per anziani.

Mi sento viva con i miei figli e nipoti aspettando serenamente di ricongiungermi alle persone che mi hanno tanto amato.

Cambi Annamaria