“IL POTERE DEGLI INCONTRI DEL CUORE”

“Leggere, raccontare, incontrarsi”

Presso la RSA di Bonelle l’animazione svolge un’ attività particolarmente amata da gran parte dei nostri residenti, noi la chiamiamo “ Leggere, parlare, incontrarsi”.

Essa si può sviluppare in varie modalità: con l’ultizzo di libri, riviste, articoli, racconti, ricette… ma anche semplicemente partendo da, all’apparenza, “banali” domande, che banali assolutamente non sono, per esempio “come stai oggi”?

Dietro un come stai oggi si apre un mondo, per ogni essere umano, non solo per gli anziani della struttura.

A tale domanda siamo tutti soliti rispondere “bene grazie”, anche se probabilmente in quel momento niente va bene.

(La risposta ci viene in automatico poiché anche la domanda stessa era già di per sé pura formalità, e chissà forse non era interesse di nessuno sapere realmente lo stato d’animo della persona in questione. )

Quando le nostre attività iniziano proprio con questa domanda, con l’attenzione rivolta ad ogni singolo partecipante, ponendosi in una modalità di ascolto attivo verso l’ospite, succede un qualcosa che li riporta a “sentirsi”.

Gli interessati riflettono sul proprio stato d’animo, sulle proprie necessità, sulle proprie difficoltà, sui propri desideri e così, da lì, da quel “semplice” quesito, si crea un momento di condivisione, di coinvolgimento che assume sempre forme differenti e che, come ho sentito dire da molti di loro, “ fa bene al cuore”.

Nell’ ultimo periodo specialmente, durante i nostri incontri settimanali ci siamo dedicati alla raccolta dei ricordi.

Sono stati momenti molto significativi per tutti gli anziani che hanno voluto partecipare all’attività e che con piacere hanno raccontato le loro storie di vita.

Il racconto del sé è un “testamento del cuore”, è la parte più preziosa che abbiamo da offrire ad un altro essere umano, e la scelta di condividerla con qualcuno è un regalo importante sia per chi lo dona che per chi lo riceve.

Ogni storia viene ascoltata con estrema cura, poiché racchiude in sé emozioni indescrivibili, l’amore, la gioia, la rabbia, la sofferenza, i timori, le soddisfazioni, le realizzazioni di un vissuto che è unico e diverso per ognuno. Ciò che arriva più di ogni altra cosa, e che racchiude il tutto, è il cuore di chi la sta raccontando, puro e sincero, che solo per noi si mette a nudo ricordando se stesso, mettendo in filo tasselli e punti cardine della sua storia di vita.

In quegl’istanti attraverso semplici domande si ha l’occasione di riaprire “cassetti della memoria” rimasti chiusi, per molti di loro, chissà da quanto tempo.

 

Questa attività permette ai residenti di mantere viva la loro identità, ricordando parola dopo parola, nient’altro che “un se stesso” accantonato, quasi dimenticato, ma in realtà, semplicemente “da rispolverare”, da ritrovare, da ricordare, da valorizzare.

Tanto, se non tutto, sta nel potere della gentilezza che utilizziamo, nella delicatezza con cui poniamo delle domande, a cui la persona di fronte a noi, necessariamente, ha il diritto di sentirsi assolutamente libera di rispondere oppure di non farlo.

Mettere a proprio agio, creando un rapporto di fiducia e di empatia è fondamentale. E’ curioso pensare che in giapponese il termine lavoro si traduce con “hataraku” che significa “dare sollievo” alle persone che ci circondano.

Percepire profondamente la verità di queste parole, in ogni fase del proprio lavoro, e sentirle in particolar modo in questa attività, permette davvero di trasmettere al nostro interlocutore una sensazione di benessere, priva di pregiudizio, che lascia fluire le emozioni in libertà.

Al termine dell’attività, ma anche al concludersi di un racconto di un residente è di fondamentale importanza ringraziare chi ci ha fatto dono del suo patrimonio di vita, delle sue emozioni.

“Grazie è un espressione capace di produrre miracolosi cambiamenti.

 

Ci sentiamo bene quando la la pronunciamo, e ci sentiamo bene quando la udiamo..io esprimo i miei ringraziamenti con profonda sincerità, guardando l’altra persona negli occhi mentre parlo.

Quando pronunciamo o udiamo la parola Grazie il cuore lascia cadere le difese e noi comunichiamo a un livello più profondo.

Grazie è l’essenza della nonviolenza. Contiene il rispetto dell’altra persona, umiltà e una profonda affermazione della vita. Possiede un ottimismo positivo, leggero e dinamico. Possiede forza..”

 

Eleonora Barbini

Animatrice RSA Bonelle

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