COMUNICARE IL SOCIALE, PERCHE’?

Comunicare il sociale, perché?

 

In questo articolo si cercherà di dare una visione d’insieme non tanto su questioni giornalistiche, quanto sulle rappresentazioni, cioè su quei tasselli attraverso cui costruiamo il nostro senso di identità, che danno vita a categorie per giudicare noi stessi i gli altri.
Le rappresentazioni sono importanti per chi come noi lavora in ambito migratorio, ma per quale motivo?
In primo luogo perché queste sono frutto di interazioni con gli altri e da questo punto di vista, rispetto al tema della migrazione e a temi lontani alla nostra esperienza quotidiana, i media sono fondamentali per costruire delle storie attraverso le quali noi tutti ci facciamo un’idea di quel fenomeno.
Le rappresentazioni sono sempre prodotte da qualcuno e per qualcuno, cioè cambiano in base al contesto e all’interlocutore. Da alcune ricerche fatte dal centro Fieri in Piemonte è emerso che i migranti nelle rappresentazioni non apparivano mai se non in canali televisivi puramente dedicati al tema o solamente in testate giornalistiche per far emergere una problematica. Si capisce sin da subito che vi è un’esclusione storica dovuta al modo di raccontare una parte della società.

 

 

 

 

 

Ci sono quindi vari modi di comunicare un determinato fenomeno come la migrazione: attraverso video, immagini, parole… basta pensare a come una stessa storia può essere raccontata in maniera diversa partendo da una fotografia.
Un’immagine di uno sbarco, o di un trasferimento in un centro, come quella che si vede sotto, veicolerà un’emozione di distanza e di pietismo piuttosto che un’altra, che cerca di trasmettere invece una conoscenza e una realtà dei fatti.
Veicolando un’emozione, immediatamente incaselliamo quell’immagine in una una categoria che poi verrà istituzionalizzata.
Per dare un esempio, sul Blog di Gabriele Del Grande “Fortress Europe” (http://fortresseurope.blogspot.com/) ci sono video musicali molto diffusi in Nord Africa, dove molti ragazzi hanno le canzoni che si trovano nella sezione ‘Musica’ nei loro cellulari, canzoni che RACCONTANO una speranza e un forte desiderio di partire… che poi viene immediatamente ribaltato in “disperazione” non appena si guarda dall’altra sponda, quella italiana.

È quindi importante comunicare il sociale, cioè raccontare una società che esiste, ma rappresentarla in maniera veritiera e che produca una conoscenza, comunicare un racconto su migranti e rifugiati, su inclusione e esclusione, in modo da ragionare sul mondo dell’informazione e delle narrazioni culturali che ci avvolgono.

 

Matilde Menichini Operatrice Area Intercultura